Al confine con la Corea del Nord

Visitare la Corea del Nord è uno dei miei sogni più grandi e che, se la terza guerra mondiale vuole, prima o poi riuscirò a coronare. Tecnicamente io l’avrei pure vista la Corea del Nord, però da lontano. Attraverso un binocolo. Circondata da una miriade di militari armati. Dalla Corea del Sud. Vale, no?

Durante uno dei miei viaggi a Seoul decisi di andare a visitare la DMZ, ovvero la zona demilitarizzata che separa la Corea del Nord da quella del Sud.

La DMZ fu istituita nel 1953 alla fine della guerra di Corea affinché fungesse da cuscinetto tra le due nazioni e, nonostante il nome faccia decisamente intuire altro, è tuttora il confine più armato e pericoloso al mondo.

La DMZ dista circa un paio d’ore da Seoul e noi la raggiungemmo tramite un tour organizzato dal nostro albergo. La guida è obbligatoria, perché sarà lei a dirvi cosa non fare, cosa non fotografare, come comportarsi in quella zona decisamente delicata, inoltre vi racconterà un sacco di cose interessanti e che sicuramente non saprete. Inoltre alcuni ingressi sono accessibili solo ed esclusivamente se scortati dai soldati delle Nazioni Unite lì presenti.

Sulla strada per arrivare alla DMZ si può già avvistare la Corea del Nord e notare quanto la zona sia costantemente sorvegliata e costellata da torrette vicinissime le une alle altre e presidiate da militari armati.


La cosa importante da non dimenticare per poter effettuare la vista è il passaporto. Verrà controllato sul pulmino prima dell’ingresso nella zona e verranno registrati i vostri dati.

La prima tappa del nostro tour è lo Imjingak Pyeonghwa-Nuri Park, ovvero il parco della pace. È un memoriale della guerra di Corea eretto in ricordo delle vittime. È pieno di drappi colorati appesi dovunque sui quali ci sono scritte preghiere e messaggi di pace.

Successivamente abbiamo visitato uno dei tunnel di incursione sotterranei. Finora sono stati scoperti quattro tunnel sotterranei che sarebbero stati costruiti dalla Corea del Nord per attaccare Seul. Attualmente solo il terzo tunnel è accessibile ai turisti, è lungo 1.600 metri e arriva a una profondità di 73 metri. Se soffrite di claustrofobia ve lo sconsiglio vivamente, perché si scende parecchio sottoterra e il tunnel diventa basso e stretto (infatti dovrete indossare degli elmetti per non ferirvi). Qui, come in molte aree della DMZ, non era permesso fare foto, l’unica che posso mostrarvi l’ho riesumata dal mio account Instagram andando indietro di anni e anni (è datata 27 Aprile 2012), quindi nonostante ci siano solo degli elmetti gialli e null’altro di interessante, apprezzate lo sforzo di scorrere così tanto indietro nel profilo di una che posta una foto al giorno 😀

Si prosegue con la zona dell’osservatorio, il Dora Observatory. Qui è dove finalmente si può scorgere la Corea del Nord e il suo villaggio di propaganda, Kijŏng-dong. Questo è in realtà un villaggio fantasma ed è quindi inabitato, ma il governo nordcoreano vuole far credere che vi sia invece vita e abitanti, tanto che la sera, a orari prestabiliti, vengono addirittura accese le luci e le strade regolarmente spazzate. Per osservare meglio i particolari con 500 won potrete accedere a un binocolo.

In ogni articolo che scrivo tengo sempre molto a mostrare foto fatte da me, sfortunatamente nell’osservatorio era severamente vietato fare foto dalla zona contrassegnata dal linea gialla. La DMZ è piena zeppa di militari col mitra che sparano a vista, quindi io non mi sono azzardata troppo.

Le foto qui sotto sono state prese da Google e mostrano la Corea del Nord e nello specifico la seconda mostra il villaggio Kijŏng-dong.

Dopo un po’ di tempo passato al binocolo a scovare delle possibili forma di vita nordcoreane, andiamo a visitare la stazione dei treni Dorasan. Questa stazione opera solo treni per Seul, usati maggiormente dai turisti. Come simbolo di speranza per una futura unione del paese, un’area della stazione è stata costruita per un’eventuale apertura delle vie per Pyeongyang (la capitale nordcoreana), ma per ora nessun treno per il nord arriva qui, né parte da qui.

Come tappa finale abbiamo visitato la Joint Security Area, l’unica zona in cui i rappresentati di Nord e Sud si incontrano per discutere. È possibile entrare nelle sale in cui avvengono gli incontri politici tra le varie nazioni e dove vengono firmati gli accordi internazionali.
Il palazzo sullo sfondo nella foto qui sotto è un palazzo nordcoreano presidiato costantemente da un unico soldato, nordcoreano appunto.

Questa alla DMZ è stata per me una delle visite più interessanti a cui abbia mai partecipato e sicuramente ha chiarito i miei tanti dubbi e le tante perplessità che avevo riguardo questa storia. Se capitate a Seul fateci un salto, ve lo consiglio.

Concludo con la mia foto preferita di tutta quella giornata indimenticabile, il sorriso dei bambini sudcoreani, nella speranza che anche i loro fratelli del Nord stiano facendo altrettanto.

0 thoughts on “Al confine con la Corea del Nord”

  1. Ciao Sara,grazie mille per questo articolo interessantissimo. Ci sono tante cose che non sappiamo sulla Corea del Nord, e articoli di questo genere ci introducono all’argomento. Come sempre, tanta ammirazione per i tuoi viaggi! 🙂

  2. Ciao!!
    Non per essere pignola, ma teoricamente non c’è mai stata una fine della guerra tra le due Coree perché nel 1953 è stato firmato solamente un armistizio che ha interrotto i combattimenti “temporaneamente” in attesa di una pace che non è mai arrivata.
    Anch’io la scorsa estate avrei voluto visitare la DMZ, ma poi per vari imprevisti ho dovuto rinunciare. Ora me ne pento. Comunque, bell’articolo e bellissima l’ultima foto piena di speranza!!

    1. Ciao! Sì, ha ragione, ma per non farla troppo lunga l’ho reso come fine della guerra vera e propria (ho consultato varie fonti e il termine è giusto), perché effettivamente è quello che è successo. Poi la pace non è mai arrivata e chissà se arriverà mai. Sono contenta ti sia piaciuto, spero tu possa trovare occasione di visitare la dmz un giorno. Un abbraccio!

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