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Islanda: itinerario di due settimane per girarla tutta in estate

Quello in Islanda era un viaggio che bramavo di fare da anni, quindi ho colto la palla al balzo non appena ho saputo che la Wizzair aveva messo a disposizione un nuovo meraviglioso volo diretto Milano-Reykjavík a soli 100€. Il timing era perfetto: luglio, che con agosto è il periodo migliore per visitare l’Islanda in estate.

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Tra i vari lati positivi del visitare l’Islanda in estate, sicuramente il poter sfruttare le infinite ore di luce e le temperature meno glaciali. Inoltre potrete raggiungere zone che in inverno per via della neve e del ghiaccio sono impraticabili. Forse non tutti sanno che nei mesi freddi moltissime zone in Islanda sono completamente isolate e le maggiori città possono essere raggiunte solo via mare o per via aerea. Durante la seconda guerra mondiale l’Islanda fu base militare americana e gli Stati Uniti fecero costruire varie piste di atterraggio qua e là sull’isola; quelle piste, mai demolite, vengono oggi sfruttate durante i mesi invernali per i voli interni, per lo più per gli approvvigionamenti.

Prima di parlare dell’itinerario vero e proprio e raccontare le varie tappe voglio darvi dei consigli pratici assolutamente necessari per un viaggio in Islanda.

NOLEGGIO AUTO E GUIDARE IN ISLANDA
Prendere in affitto una macchina è fondamentale. Non c’è altro modo per muoversi. Non ci sono treni. Ci sono dei bus, ma sono sporadici e non vi porteranno dappertutto, quindi dovrete tassativamente prendervi una macchina.

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Il dilemma ora è: auto normale o 4×4? Premetto che in ogni caso, e con qualsiasi mezzo voi decidiate di girare l’isola, potrete percorrere solo il perimetro. Avventurarsi nell’entroterra è sconsigliato, perché avrete bisogno di mezzi anfibi e di guide speciali che vi accompagnino. Spesso c’è la necessità di essere trainati e di base il centro dell’isola non ha nulla di imperdibile. Non c’è proprio nulla, in realtà.
Tornando al nostro dilemma, noi abbiamo optato per una macchina normale, perché il nostro itinerario non aveva bisogno di un 4×4. Tenete in mente che per essere sereni dovrete stipulare una copertura assicurativa totale che comunque non comprenderà un sacco di cose. Per esempio non sono coperti: il danneggiamento della parte inferiore della macchina (il pianale), quindi vi sconsigliano di fare off road, le gomme, la guida in acqua, i danni dovuti alle tempeste di sabbia e cenere e lesioni alle portiere che spesso vengono danneggiate a causa di forti folate di vento (quindi attentissimi quando aprite lo sportello!).
Inoltre con una macchina normale non potrete guidare sulle strade F, sulla strada 550 e sulla strada 35. Se avete intenzione di percorrere queste strade allora optate per un 4×4. Attenzione, perché se per qualche motivo foste sorpresi a percorrere strade che non sono adatte alla vostra vettura, potreste incorrere in sanzioni, oltre al fatto che dovreste comunque chiamare i soccorsi per farvi recuperare. Le strade F non sono semplici strade sterrate. Qui sotto vi metto una foto di un auto rimasta bloccata su una F road.

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Noi abbiamo noleggiato la nostra macchina online su Blue Car Rental.
Un consiglio vivissimo è: fate sempre benzina quando potete. Anche se non siete nemmeno a metà serbatoio, voi fatela. Un po’ come la pipì, che nella vita non si sa mai quando potrete farla di nuovo. Ci sono tragitti interminabili di NULLA, dove, non solo non incontrerete stazioni di servizio, ma a malapena altre macchine.
Le strade non sono malaccio, ma potrebbero essere meglio! Alcune (molte) sono terribili e sterrate e metteranno a dura prova la vostra macchina. La carreggiata è sempre a doppio senso con una corsia per senso di marcia. Non ricordo di aver visto nessuna strada a due corsie per senso di marcia. All’altezza dei ponti la carreggiata si restringe e diventa a una sola corsia per senso di marcia e lì vige la regola del dare la precedenza. Lo stesso accade nelle gallerie: i tunnel sono a senso unico! Pazzesco. All’interno troverete degli slarghi dove poter accostare e lasciar passare la macchina che arriva dal lato opposto. Una cosa che ancora non mi spiego.
La benzina è costata più o meno come in Italia al momento in cui eravamo lì noi.

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DOVE DORMIRE
Facendo un viaggio itinerante io vi consiglio di prenotare l’alloggio giorno per giorno. O meglio: noi siamo andati in alta stagione (luglio), ma per via del Covid-19 l’isola era praticamente deserta, quindi avevamo sempre tante opzioni. Se fosse stato un luglio come gli altri credo che avremmo avuto problemi a trovare dove dormire. Sincera (cit.). Dipende anche molto da com’è la vostra tabella di marcia. Noi abbiamo avuto due giorni in cui abbiamo dovuto accelerare/rallentare e ce ne siamo resi conto il giorno stesso, ma eravamo sereni, proprio perché non avevamo prenotato nulla. Cercate su Booking o AirB&B. Vedete anche su Google o sulla vostra guida cartacea, se ne avete una. Oppure direttamente sul posto. Quest’ultima opzione è quella però che scarterei, perché vi farà perdere un sacco di tempo, anche se a noi ha salvato il didietro l’unica volta che l’abbiamo presa in considerazione.

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Le tipologie di alloggio sono cottage e guesthouse, ma si trovano anche un paio di ostelli nelle città più grandi (e con più grandi intendo grandi quanto un paesello di provincia da noi). Quindi non posso consigliarvi nessun alloggio in particolare, perché dipende da voi e dal vostro viaggio, ma sicuramente l’ostello a Reyjavík sì. Noi siamo stati al KEX, centrale, molto carino e pulito.

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DOVE MANGIARE
Dove mangiare? Al supermercato! Essendo un viaggio costoso, tutti, ma dico tutti fanno la spesa. E non solo per risparmiare, ma anche perché spesso si termina la giornata in un cottage disperso nel nulla (roba che c’è solo la vostra casina e NULL’ALTRO per davvero), quindi anche volendo non si può andare a mangiare da nessuna parte. Tutti gli alloggi hanno a disposizione la cucina dove ci si può preparare la cena e la colazione il giorno dopo. Mi raccomando, regola base e fondamentale, pulite sempre dopo aver mangiato. Spesso troverete addirittura la lavastoviglie, what else? Noi abbiamo cucinato di tutto, dalla pasta alla pizza, patate, salsicce e agnello a manetta (il loro piatto forte).

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Il pranzo è sempre veloce e a base di panini (quanti panini al salmone ho mangiato, quanti!) oppure piatti pronti del supermercato, che potrete scaldare lì nel microonde (vi consiglio le polpettine ikea style col purée, TOP).
A Reykjavík mi hanno consigliato un po’ di posti e questi sono stati i più menzionati: Icelandic Street Food, Seabaron, Svarta Kaffid, Kaffivagninn, LAMB, Messin, Icelandic Fish and Chips, e Baejarins Beztu Pylsur (il famosissimo baracchino degli hot dog). Più avanti vi dico dove e cosa ho mangiato io.
Per fare la spesa vi consiglio questi supermercati: Netto, Kronan e Bonus. Ce ne sono altri, spesso mini market, alle pompe di benzina, ma hanno prezzi folli, tipo un filone di pane €9!
Noi tenevamo la spesa in macchina, tanto la temperatura esterna creava una specie di frigorifero ambulante.

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ABBIGLIAMENTO
Vestitevi in modo tecnico, come se steste andando in montagna. Giacca a vento calda e impermeabile con cappuccio, pantaloni da trekking, scarpe da trekking. Di base portatevi tutto quello che avete di impermeabile. Non dimenticate un cappello di lana, perché il vento sarà con voi 24/7. Sarò banale forse, ma vestitevi a strati. Mattina e sera fa freddo, poi se c’è il sole a metà giornata può anche fare caldino (a me è capitato di stare in maniche corte un paio di volte). Ma direi che con i vari strati da mettere e togliere non sbagliate. Considerate che la pioggia è molto frequente e spesso alle cascate ci si bagna, quindi mi raccomando, impermeabili!
Se avete intenzione di comprare il Lopi, il famoso maglione di lana islandese, fate attenzione che sia di alta qualità e fatto a mano. Solitamente il prezzo è piuttosto alto. Io ho preso il mio da Alafoss a Reykjavík.
Comunque attrezzature e capi d’abbigliamento che consiglio li potete trovare qui.

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PAGAMENTI
Non preoccupatevi se non riuscite a prelevare corone islandesi. Io per 13 giorni in Islanda ho usato solo ed esclusivamente la mia carta. Meraviglioso! Inoltre la cosa figa è che le cascate, i crateri, i geyser, le lagune o qualsiasi “attrazione” naturale sono completamente gratuite. L’unico posto dove ho pagato l’ingresso è stato al cratere Kerið. Si paga poi, se proprio volete, per vedere quei poveri piccoli musei grandi una stanza nei paesini sperduti.

ITINERARIO

Noi siamo stati in Islanda 13 giorni in totale. Di questi 13 giorni due li abbiamo dedicati a Reykjavík e uno lo abbiamo usato per tornare in delle zone che non avevamo visto bene il secondo giorno causa pioggia. Io qui vi metto il percorso esattamente come lo abbiamo fatto noi. In questo caso avete un giorno extra da usare come bonus in caso facciate ritardi sulla tabella di marcia. Come sempre vi rimando anche alle mie storie in evidenza “Islanda” sul mio profilo Instagram @saracaulfield.

Qui sotto trovate la mappa con tutte le tappe. L’itinerario si snoda dalla strada 1 che percorre il perimetro dell’isola. Da lì poi abbiamo fatto tutte le nostre deviazioni.

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GIORNO 1

Reykjavík
Reykjavík è la capitale più settentrionale del mondo, le sue dimensioni sono molto ridotte rispetto alle capitali europee a cui siamo abituati, ma non per questo è meno affascinante. È una metropoli in miniatura, molto colorata, ricca di negozi, caffè, librerie, bar e ristoranti.
La si gira in meno di un giorno, basta perdersi nelle stradine e troverete tutto quello che offre. Le fermate principali sono la
Hallgrímskirkja, la cattedrale della città, l’Harpa Concert Hall, il porto vecchio, la strada principale Laugavegur, la scultura Sun Voyager, il lago Tjornin i parchi che lo circondano. Più avanti vi racconto anche cosa e dove mangiare.

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GIORNO 2

Þingvellir National Park
Il parco nazionale di Þingvellir è un’area naturale protetta dell’Islanda entrata a far parte dell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Il suo nome deriva dalla parola norrena Þingvǫllr e significa “pianura del parlamento”. Fu in questo luogo, infatti, che nell’anno 930 venne fondato l’Althing, uno dei primi (se non il primo) parlamenti del mondo. Passeggiando per il parco troverete varie attrazioni come cascate (tra cui la famosa Öxaráfoss), canyon, una chiesa, nonché l’Almannagjá, una frattura dovuta alla deriva dei continenti, che può essere chiaramente riconosciuta nelle gole e nelle faglie che attraversano la regione.

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Geysir e Strokkur
Nella valle di Haukadalur sono presenti molti geyser, di cui il più famoso è quello di Geysir, che essendo il più antico geyser storicamente conosciuto, ha dato il nome a tutti i fenomeni di questa categoria. Geysir deriva dal verbo islandese gjósa che significa “eruttare”.
A Geysir sono due i geyser più conosciuti e visitati: l’originale Geysir e il più piccolo Strokkur. Strokkur erutta regolarmente ogni 4-8 minuti.
Un geyser è il risultato dell’esplosione di una sacca di acqua riscaldata dall’energia geotermica: quando una sacca d’acqua rimane intrappolata nelle fenditure del terreno l’acqua in superficie si raffredda, mentre quella sottostante viene progressivamente riscaldata fino a trasformarsi in vapore e quando la pressione raggiunge un punto critico esplode proiettando in alto l’acqua.

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Gullfoss
La Gullfoss è una delle cascate più famose d’Islanda, rinominata anche “la regina di tutte le cascate islandesi” per la teatralità, la bellezza e i giochi di luce del suo doppio salto. Toglie quasi il fiato per la maestosità che si ha di fronte. Imperdibile.

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Hjálparfoss
Abbiamo già imparato che cascata in islandese di dice “foss”. Bene. La Hjálparfoss è particolare, perché ha un doppio salto per ricongiungersi alla base in una bella apertura tra le rocce laviche. Molto teatrale.

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Seljalandsfoss
Se non raggiungi la Seljalandsfoss e non vai nella grotta dietro la cascata godi solo a metà. Ci si bagnerà. Tanto. Ma ne vale la pena!

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Gljúfrabúi
Alla vista di questo posto sono mezza svenuta per la bellezza, giuro. La Gljúfrabúi si nasconde dentro un passaggio stretto tra la roccia, scende potentissima (ci si bagna tanto pure qui) e vi lascerà senza parole. Che posto incredibile.

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Skógafoss
La cascata Skógafoss è originata dal fiume Skógaá, proveniente dal ghiacciaio Eyjafjallajökull. Contende a Gullfoss il titolo di cascata più forografata d’Islanda e anche questa è enorme. Devo dirvi però che tra tutte e cascate che ho visto in questo viaggio (ho perso il conto!), questa è quella che mi ha emozionato di meno. Sulla destra c’è una scalinata di circa 700 gradini che porta in cima e, passeggiando poco più in là, a un’altra cascata.
Secondo una leggenda, il primo vichingo ad essersi stabilito nella zona, Þrasi Þórólfsson, nascose un tesoro, un forziere ricolmo di monete d’oro, nella caverna dietro la cascata. Quando il sole colpisce coi suoi raggi l’acqua, c’è chi dice abbia visto il riflesso dorato delle monete. In molti hanno cercato il tesoro, un ragazzo ebbe successo, trovò il forziere e, attaccando una corda ad uno degli anelli laterali, iniziò a tirare, ma l’anello si ruppe e il forziere affondò. L’anello d’argento con incisioni runiche fu in seguito usato come maniglia del portale della chiesa di Skógar e può essere oggi ammirato al museo. Alla grandiosa Skógafoss, depositaria del segreto di Þrasi, è attribuito anche un potere magico: si dice che chiunque si bagni nelle sue acque possa ritrovare un oggetto perduto e a lungo cercato.

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Abbiamo pernottato a Skógar, in un ostello a pochi metri a piedi dalla Skógafoss.

GIORNO 3

Sólheimajökull
Il sud dell’isola è ricco di ghiacciai e uno di questi è il Sólheimajökull.
La lingua del ghiacciaio è larga due chilometri e lunga otto. Il ghiacciaio purtroppo sta arretrando rapidamente con un ritmo di circa 50 metri all’anno. Sotto alla calotta del ghiacciaio, a 1500m di altitudine si trova il vulcano Katla, uno dei più pericolosi in Islanda, con la sua caldera di 10 km.

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DC-3 Plane Wreckage
Si tratta di un aereo abbandonato sulla spiaggia di Sólheimasandur. Il 24 novembre del 1973 un Douglas Super DC-3 della US Navy fu costretto ad un atterraggio di emergenza sulla sperduta spiaggia di Sólheimasandur nell’Islanda sud occidentale, l’aereo venne abbandonato sul posto e oggi ne rimane solo la carcassa. È un posto sperduto e difficile da raggiungere, perché ci si può arrivare solo a piedi facendo percorso di circa un’ora ad andare e un’ora a tornare, ma è davvero suggestivo e ha appagato la mia passione per i posti abbandonati!

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Dyrhólaey
Dyrhólaey è una penisola di origine vulcanica che racchiude un gigantesco arco di lava nera sul mare, un faro e spiagge di sabbia nera tutto intorno. Qui abbiamo avuto il primo incontro ravvicinato con i tenerissimi puffin, che svolazzano per la zona.

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Reynisfjara
La spiaggia di Reynisfjara è una spiaggia scura di sabbia vulcanica, contornata da colonne basaltiche abbastanza scenografiche. Nella scogliera che circonda la spiaggia si aprono grotte dove nidificano i pulcinella di mare (i puffin!). In lontananza si vede Dyrhólaey.

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Durante la strada percorsa in queste zone potrete notare infinite distese di sandur, ovvero un fenomeno tipico del sud dell’isola per cui la lava, esplosa, sparata a centinaia di metri di distanza, caduta e infine spiaggiata, dà vita a un tipico deserto costiero, formato contemporaneamente anche da materiali erosi trasportati a valle dai ghiacciai.

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Fjaðrárgljúfur
È un canyon profondo cento metri, lungo circa due chilometri ed è una vera meraviglia della natura. Purtroppo visitare Fjadrargljufur è ora impossibile: l’Agenzia Islandese dell’Ambiente ha deciso di chiudere il canyon per il sovraffollamento turistico. Justin Bieber ha girato qui un video musicale alla fine del 2015 e Fjaðrárgljúfur ha acquisito una popolarità tale da rimanere vittima del turismo di massa. Ci sono però delle strutture sopraelevate che permettono di vedere il canyon dall’alto.

 

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Skaftafell – Vatnajökull National Park
Il Parco Nazionale di Skaftafell, forse il più rinomato d’Islanda si estende tra la parte meridionale del ghiacciaio Vatnajökull, il più grande dell’isola e d’Europa, e l’Oceano Atlantico.
Visitabili attraverso sentieri sterrati ci sono anche alcune lingue del ghiacciaio, come lo Sfinafelljökull. In tutto il parco colate laviche si alternano a ghiacciai, distese di muschi e licheni e foreste di betulle, tipicamente islandesi. Forse in nessun altro luogo come nel parco di Skaftafell si possono ammirare l’uno accanto all’altro i variegati aspetti della terra d’Islanda.
Il trekking per raggiungere la cima del ghiacciaio è piuttosto lungo e faticoso, ma poi la vista è speciale.

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Svartifoss
Nel Parco Nazionale di Skaftafell ci sono vari trekking da fare. Una delle passeggiate più belle porta alla splendida cascata Svartifoss, la “cascata nera”, che deve la sua bellezza non tanto allo spettacolo della caduta, quanto all’arco di nere colonne basaltiche che la incornicia cerando insoliti effetti cromatici.

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Jökulsárlón e Diamond Beach
Arriviamo ora al mio posto preferito di tutta l’isola: Jökulsárlón.
Jökulsárlón è una laguna di 20 Km² formata da una parte d’acqua dolce dovuta all’apporto del ghiacciaio sovrastante e da una d’acqua salata proveniente dal mare. Il sale mantiene l’acqua sui 2 – 5 ° C, permettendole di non ghiacciarsi e fa sì che i numerosi iceberg continuamente formati dal Vatnajökull vi galleggino a lungo prima di vedere ridotte le loro dimensioni e di poter prendere il largo passando sotto il ponte della strada 1. Per la particolare composizione dell’acqua nella laguna vivono anche molti pesci, foche e uccelli marini.

In prossimità della Jökulsárlón, si trova la Diamond beach. Il nome deriva dalla grande quantità di iceberg di varie dimensioni che si trovano disseminati sulla spiaggia. La sabbia nera, di origine vulcanica, grazie alla sua caratteristica colorazione scura contribuisce ad accentuare il contrasto con i blocchi ghiaccio enfatizzandone colori e riflessi, facendoli apparire come una distesa di diamanti.

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Abbiamo trascorso la notte a Rauðaberg II, in un graziosissimo cottage nel mezzo del nulla circondato da montagne e pecore in libertà.

GIORNO 4

Da qui abbiamo iniziato a salire verso i fiordi orientali.

Djúpivogur
Nulla di che, ma qui pare esserci il porto più antico d’Islanda.

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Havarí coffee
Lungo a strada potrete fare una pausa caffè da Havarí, un café adorabile parte di una fattoria biologica. Qui ho preso un cappuccino e la tipica Hjónabandssæla, una torta islandese di crumble all’avena con marmellata di rabarbaro. Molto buona, devo dire.

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Hengifoss
Non ho un ricordo felicissimo della Hengifoss, perché appena abbiamo cominciato il lungo trekking per arrivare alla cascata ha iniziato a piovere a dirotto, tirava un vento fortissimo che mi spingeva via letteralmente e il percorso era completamente allagato e pieno di fango. Ma non è tanto questo il problema. Il fatto è che dopo tutto questo panico e delirio il punto più vicino alla cascata è esattamente da dove ho fatto la foto qui sotto. Ero molto contrariata.

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Borgarfjörður Eystri
Questo fiordo che non tutti si filano voi non potete saltarlo. Soprattutto perché se lo percorrete fino alla fine vi porta su un promontorio dove potrete vedere centinaia di puffin a mezzo metro da voi. Ne vale davvero la pena, fidatevi.

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Seyðisfjörður
La notte l’abbiamo passata a Seyðisfjörður, un villaggio piccolissimo e adorabile incastrato nel fiordo. Zeppa di casette colorate con cascate e montagne innevate sullo sfondo. Se volete concedervi una pazza pazza serata il Bistro Skaftafell è un bar pieno di vita! Non so esattamente da dove provenga la gente che lo frequenta, perché per raggiungere Seyðisfjörður abbiamo percorso km e km di niente assoluto e Seyðisfjörður conta pochissimi abitanti. Ma tant’è.

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GIORNO 5

Dettifoss e Selfoss e Hafragilsfoss
Altro giorno, altre cascate. Circa 30 km prima di sfociare nella baia Öxarfjörður nell’Islanda settentrionale, il fiume Jökulsá á Fjöllum cade da più cascate. Le più spettacolari sono: Selfoss, seguita da Dettifoss e Hafragilsfoss. Tutte sono situate nel canyon Jökulsárgljúfur.

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Víti
Con il cratere Víti entriamo nella zona del Mývatn, una zona con alta concentrazione di attività geotermica. Questo cratere sembra dipinto. È pieno d’acqua dallo splendido colore turchese racchiuso in una cornice lunare e raggiunge temperature elevatissime. Víti in islandese vuol dire “inferno”.

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Leirhnjúkur
Qui ci troviamo su un vulcano attivo che ha dato origine a pozze di acqua bollente, fango che ribollono costantemente e nuvole di vapore che escono dal terreno. 
Attorno alla collina chiara c’è un mare nero, è la lava dei Krafla fires, un’eruzione durata nove anni e terminata nel 1984. Ci sono montagnole fumanti di scorie di carbone, poi placche lisce come gettate di calcestruzzo, poi un caos di rocce che si scontrano, si inarcano, si rompono. Uno spettacolo.

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Hverir
Hverir è una spianata ai piedi della collina giallo ocra, avvolta da vapori e fontane di fango grigio-azzurro in continua ebollizione e pozze azzurrognole semiasciutte circondate da aloni giallo zolfo e macchie biancastre, rigagnoli bollenti evaporano su croste di fango secco. Anche qui vietato toccare o perderete una mano!

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Grjótagjá
Vicino al cratere del Hverfjall si trova la piccola grotta di Grjótagjá, che ha al suo interno una pozza termale con acqua caldissima (45-50°C quindi troppo calda per potercisi immergere). Veramente bellissima, l’acqua è di un blu quasi finto.

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Hverfjall
La salita al cratere è stata davvero ripidissima per un panorama che, rispetto a tutto quello che ho visto finora, non mi ha detto granché.

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Dimmu Borgir
Ed eccoci qui. A Dimmu Borgir. Il black metal è stata la colonna sonora di questo viaggio (nonché di molte giornate della mia vita, naturalmente) e arrivare in questo posto mi ha gasata parecchio. Il gruppo norvegese black metal Dimmu Borgir ha preso proprio il suo nome da qui; Dimmu Borgir significa, fortezza oscura.
Il parco è veramente suggestivo, è un campo di lava con una miriade di formazioni ed ebbe origine circa 2300 anni fa, quando una fessura di 12 km si aprì dando inizio ad una vasta eruzione. Il flusso di lava incontrò una diga naturale presso Dimmuborgir e si formò un lago di roccia liquida. Il lago venne svuotato quando il flusso raggiunse le acque del Mývatn e si lasciò alle spalle alti pilastri e colonne di lava, che vennero modellate nelle forme più strane e straordinarie. Formazioni simili si trovano sul fondo dell’oceano, vicino alla costa messicana, ma non esiste un altro posto al mondo in cui formazioni del genere siano visibili in superficie, al di fuori dell’Islanda. Tra le numerosissime e diversissime formazioni spicca la bellissima la Kirkjan, una chiesa naturale con due portali d’ingresso a sesto acuto e, all’interno, quelle che sembrano vere e proprie cappelle con altari. In essa si tengono occasionalmente concerti (che darei!!).
Nella mitologia islandese, Dimmuborgir è ritenuto un luogo di connessione tra il mondo degli uomini e quello degli inferi, un luogo abitato da elfi e troll, che mette in correlazione la nostra dimensione con quelle invisibili alle persone. Non a caso uno dei miei posti preferiti d’Islanda.

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Skútustaðagígar
Questa zona di pseudo crateri si è formata da esplosioni di gas, quando la lava è sgorgata sull’acqua. Suggestivo, soprattutto se si pensa come tutto ciò si sia creato in natura.

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Húsavík
Húsavík è una piccola città che vive di pesca e turismo. La cittadina è conosciuta per l’osservazione dei cetacei ed è addirittura soprannominata la “capitale mondiale dell’osservazione dei cetacei”: le uscite in barca per ammirare le balene hanno praticamente sempre successo in quanto la baia di Skjálfandi è un vero e proprio crocevia per i cetacei. La baia ospita sempre diversi esemplari di passaggio di differenti specie di balena, dalle comuni balenottere rostrate e capodogli, alle megattere che compiono impressionanti acrobazie fuori dall’acqua, fino alle rare balenottere azzurre, gli animali più grandi del mondo. 

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Abbiamo trascorso la notte a Aðaldalur, perché non abbiamo trovato posto a Húsavík, ma onestamente ci è andata da dio, perché il cottage era adorabile, in riva al fiordo e con vista foche!

GIORNO 6

Húsavík whale watching
Anche noi abbiamo fatto il whale watching e abbiamo visto parecchie balene. Se alta stagione vi consiglio di prenotare con anticipo.

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Goðafoss
La Goðafoss è una delle cascate più spettacolari d’Islanda ed è effettivamente bellissima.
Il nome di questa cascata deriva da una leggenda secondo la quale, nell’anno 999, il Lögsögumaður Þorgeir Ljósvetningagoði fece del Cristianesimo la religione ufficiale dell’Islanda. Dopo questa conversione si dice che Þorgeirr gettò le sue statue degli dèi nordici nella cascata. Probabilmente il nome “cascata degli dei” era già usato antecedentemente, si narra infatti che gli antichi abitanti dell’Islanda la considerassero sacra poiché nei tre getti principali vedevano rappresentata la sacra triade: Odino, Thor e Freyr.

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Akureyri
Akureyri è la seconda città più grande del paese e si trova a meno di 100 km a sud del Circolo polare artico. Chiamata “città del sole di mezzanotte” o anche “capitale dell’Islanda del Nord”, Akureyri è un importante porto e centro di pesca (ma non mi dire!?). Akureyri si trova in fondo all’Eyjafjörður, il fiordo più lungo dell’Islanda centro-settentrionale.
Per una pausa caffè in posto carino che vende dolcetti tipici islandesi vi consiglio Bláa Kannan coffee.

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Siglufjörður e la penisola di Tröllaskagi
Dopo Akureyri ci si inoltra verso la penisola di Tröllaskagi verso i fiordi occidentali. Fermatevi qui e lì a osservare il panorama.

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Hólar
Hólar è una piccola comunità, con una popolazione inferiore ai 100 abitanti, situata nel comune di Skagafjörður. Infatti non c’è praticamente nulla. C’è una scuola di agraria e la cattedrale.
 Al suo interno si trova una pala d’altare scolpita realizzata in Germania intorno al 1500 e una fonte battesimale in steatite giunta in Islanda dalla Groenlandia su una banchisa galleggiante. Nella torre campanaria c’è un mosaico raffigurante il vescovo cattolico Jón Arason, giustiziato per essersi opposto alla Riforma danese.

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L’alloggio di stanotte è a Sauðárkrókur, un carinissimo e microscopico villaggio sul fiordo.

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GIORNO 7

Hvítserkur
Il faraglione di Hvítserkur ha un nome parecchio strano. Vuol dire “camicia da notte bianca” in islandese) e deriva dal colore del guano degli uccelli che nidificano sulla formazione rocciosa. Lo sperone è alto circa 15 metri e i due fori alla base gli conferiscono l’aspetto di un drago che si abbevera. Secondo la tradizione locale, Hvítserkur era in realtà un troll della costa di Strandir. Una sera, esasperato dal suono delle campane del convento di Þingeyrarklaustur, egli decise di andare a distruggere le campane ma, poiché aveva calcolato male la distanza del campanile, l’alba lo sorprese prima che gli fosse possibile raggiungere un rifugio, e i raggi del sole lo pietrificarono per sempre (cosa fisiologica per i troll della mitologia norrena). Occhi aperti anche qui per le foche!

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Borðeyri
A Borðeyri ci si passa alla volta dei fiordi occidentali. Nulla da vedere nel villaggio in sé, se non il panorama.

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Hólmavík
Anche qui, come nella maggior parte dei villaggi, non c’è molto né da fare né da vedere. Noi ci siamo fermati per sgranchirci un po’, perché nel nord dell’isola la strada che si percorre in macchina è parecchia. A Hólmavík però se vi interessa c’è un piccolo museo sulla stregoneria.

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Litlibær coffee 
Sulla via ci siamo imbattuti nel café Litlibær, una piccola fattoria fatta di torba e legno del 1875. La casa è autentica al 100% e all’interno potrete prendere un cappuccino circondati dalle decine di foto d’epoca dei parenti defunti. Anche un po’ inquietante. Potete gironzolare e andare anche al piano superiore, dato che il café è anche una sorta di museo. Onestamente l’esperienza è carina, il waffle che abbiamo mangiato un po’ meno.

Poco più avanti però c’è una baia dove solitamente si fermano tantissime fochine carinissime! È un’occasione d’oro per fotografarle!

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Bolungarvík
Prima di arrivare alla nostra destinazione della giornata abbiamo allungato di qualche chilometro per raggiungere Bolungarvík e avere la vista su Hornstrandir e Drangajökull. Il Drangajökull è il ghiacciaio più a nord d’Islanda, mentre Hornstrandir è una riserva naturale disabitata e impraticabile, se non accompagnati da guide esperte. La posizione geografica dell’area non ha mai favorito la presenza stabile di insediamenti umani nel passato. La difficoltà di collegamento nei periodi invernali, la difficile reperibilità del cibo, rappresentato per la maggior parte dagli uccelli e dalle loro uova e non per ultimo il rischio di incursioni da parte di orsi polari, trasportati dalle banchine di ghiaccio alla deriva provenienti dal circolo polare, hanno sempre reso questa regione a dir poco affascinante ed inospitale.

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Ísafjörður
Ultima tappa della giornata è Ísafjörður, dove abbiamo pernottato. La città è il centro maggiore dei fiordi occidentali e indovinate? La maggior risorsa è la pesca! Molto carina con le sue casette colorate, ma potrei dire lo stesso di tutti i centri abitati dell’isola! Questa qui sotto in foto è l’origine della città: all’inizio c’erano solo queste quattro case e poi man mano la città ha preso vita.

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GIORNO 8

Flateyri
Flateyri è un villaggio di 200 anime, quindi perché ci siamo fermati qui? Ah sì, perché quello qua sotto è il negozio di libri più antico d’Islanda! Fu costruito nel 1898.

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Þingeyri
Mentre a Þingeyri invece troviamo il fabbro più antico d’Islanda! Incredibile 😀 e anche una riproduzione di una nave vichinga (qui sotto).

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Dynjandifoss
Passiamo a qualcosa di concreto, una cascata! Questa è una delle più belle mai viste in vita mia. È alta 100 metri e crea tante micro cascate a sua volta. Inoltre l’acqua bevuta da questa cascata era indescrivibile! Sarà strano per molti giudicare così dell’acqua, ma io amo bere acqua (ahah davvero) e l’acqua islandese è per antonomasia la più buona al mondo. Pura e ottima.

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Reykjafjarðarlaug
Finalmente il mio sogno di buttarmi a mollo in una pozza calda islandese, mentre fuori fa freddo, si è realizzato! Poi con questa vista, +100 punti. Questa è una piscina naturale di acqua termale a due diverse gradazioni. Poco più indietro ci sono delle pozze scavate nella terra (abbiamo provato anche quelle, ovviamente!). Questo posto è consigliatissimo e inoltre è gratis! Ah, ci sono anche bagni e spogliatoi. Qui vi lascio la mappa con tutte le pozze termali in Islanda.

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Garður ship wreck
Data la mia passione per relitti e posti abbandonati potevamo non fermarci al relitto della nave Garður? E infatti. Super figo il giro all’interno della nave, si può entrare in ogni stanza. Massima attenzione, perché è tutto cadente e arrugginito.

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Latrabjarg
Questo è il punto più a ovest d’Islanda e le sue scogliere sono casa per tantissimi uccelli e puffin! La passeggiata che parte dal faro è piacevolissima e la vista mozzafiato. A pochi chilometri da qui, attraversando il mare, c’è lo Groenlandia.

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Rauðasandur
Questa spiaggia va assolutamente vista. È uno scenario pazzesco e così diverso che non sembra nemmeno di stare in Islanda.

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Abbiamo pernottato a Borðeyri in una casa sul fiordo in un villaggio comprendente altre dieci case al massimo. Svegliarsi col fiordo davanti è qualcosa di meraviglioso.

GIORNO 9

Penisola Snæfellsnes
La giornata di oggi è dedicata alla penisola Snæfellsnes, una delle zone che ho amato di più di tutto il viaggio.

Eiríksstaðir
La fattoria di Eiríksstaðir era la dimora di Eiríkur hinn Rauði (Eric il Rosso), padre di Leifur Eiríksson, che si ritiene sia stato il primo europeo a raggiungere l’America. Sebbene rimangano soltanto vaghe tracce della fattoria originale, si può vedere una grezza casa di torba, realizzata utilizzando solo gli strumenti e i materiali disponibili in epoca vichinga. Teoricamente si può entrare, ma quando siamo arrivati noi era chiusa.

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Stykkishólmur
Il villaggio di pescatori di Stykkishólmur con i suoi 1240 abitanti e la posizione favorevole è da sempre un centro di scambio. Camminare per il paesino è piacevole, ma non fermatevi chissà quanto.

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Helgafell
Helgafell, ovvero “montagna sacra” è una piccola montagna di 73 metri di altezza e comprende il tempio in onore di Þór. Pare che una volta raggiunta la vetta il dio avrebbe esaudito ogni vostro desiderio. Io c’ho provato! Chiaramente suggestiva per tutte le leggende mitologiche, ma un po’ una delusione, perché me l’aspettavo molto alta e invece!

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Berserkjahraun
La zona di Berserkjahraun è una delle più belle mai viste al mondo. Sono chilometri e chilometri di distese di lava infinita. Io adoro i paesaggi lavici (e infatti a Lanzarote sono impazzita), quindi questa zona non poteva non essere tra le mie favorite.

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Kirkjufell
Kirkjufell, che in islandese significa montagna della chiesa, è alta 463 metri e deve il suo nome alla sua forma particolare, che per gli islandesi ricorda evidentemente il campanile di una chiesa. Io il campanile non ce lo vedo affatto, ma vedo invece una montagna che sembra finta per quanto è bella.

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Ingjaldshólskirkja e Snæfellsjökull
La Ingjaldshólskirkja è la chiesa in cemento più antica d’Islanda (1903), nonché adorabilmente arroccata sulla sua collinetta lì, da sola. Nella bassa costruzione che si trova di fronte c’è il famoso dipinto che ritrae Cristoforo Colombo quando approdò in Islanda nel 1477. Da qui, e lo si nota sullo sfondo, c’è una vista magnifica sul ghiacciaio del Snæfellsjökull, punto in cui, secondo Jules Verne, ci sia l’entrata per il centro della terra.

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Skarðsvík
Un’altra spiaggia, piccola, ma da non perdere è quella di Skarðsvík. Per raggiungerla si passa attraverso una strada immersa nella lava e lo spettacolo continua una volta arrivati. La spiaggia è incastonata tra rocce vulcaniche e scogli.

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Skalasnagi, Öndverðarnes e Brunnurinn Fálki
Una serie di fari sulle scogliere laviche da non perdere. La passeggiata sulle rocce vulcaniche è impagabile. Arrivate poi al pozzo-sorgente di Brunnurinn Fálki e la sua leggenda secondo la quale c’erano tre fonti: una di acqua santa, una di acqua fresca e una di birra.

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Saxholl
Questo vulcano e il suo cratere sono incredibili! Lava al 100%. La foto l’ho presa da Google, perché ero evidentemente troppo esaltata che non fatto foto, se non IG stories. È uno dei crateri più popolari della penisola e uno dei migliori esempi per vedere un cratere che una volta eruttava il magma caldo della terra.

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Djúpalónssandur
Proseguendo, la strada scende fino alla spiaggia di sabbia nera di Djúpalónssandur, un posto spettacolare in cui fare una passeggiata, con una serie di speroni rocciosi che emergono dall’oceano. Qui si notano ancora le quattro pietre “del sollevamento”, che gli equipaggi dei pescherecci utilizzavano per testare la forza degli aspiranti pescatori. La pietra più piccola si chiama Amloði (“incapace”) e pesa 23 kg, poi ci sono Hálfdrættingur (“gracile”) che pesa 54 kg, Hálfsterkur (“mediamente forzuto”) che pesa 100 kg, e la più grande, Fullsterkur (“molto forzuto”), con i suoi 154 kg. Hálfdrættingur indicava la soglia della debolezza e chiunque non fosse stato in grado di sollevarla era ritenuto inadeguato per la vita di mare. Misteriosamente, oggi le pietre sono in realtà cinque. Percorrendo a piedi lo scosceso promontorio si raggiunge la spiaggia, sempre di sabbia nera. Fermarsi qui col sole e il suono delle onde del mare è stato rigenerante. Circa 2 km a sud di Djúpalón un sentiero scende verso il faro di Malariff, da dove si può camminare lungo le scogliere fino ai pilastri di roccia di Lóndrangar, che si slanciano verso l’alto come spruzzi di lava congelata. La gente del luogo sostiene che gli elfi utilizzino queste formazioni come tempio.

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Hellnar
Una scogliera che sembra la coda di un drago, ma oltre questo null’altro.

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Bárður Snæfellsás
Eccoci di fronte alla statua della
Bárðar saga Snæfellsáss, una saga degli Islandesi norrena scritta in Islanda intorno al XIII-XIV secolo. Ve la riporto da Wikipedia. La storia narrata dalla saga ha luogo nella penisola di Snæfellsnes, nell’ovest dell’Islanda. Il protagonista è Bárðr Snæfellsás (“Bárðr spirito di Snæfell”), che salva Ingjaldr da Ingjaldshvoll quand’era in pericolo in mare. Bárðr era per metà umano e per metà orco e si narra che fosse arrivato a Djúpalón dove si era costruito una fattoria che aveva chiamato Laugarbrekka. Bárður aveva delle figlie, di bell’aspetto e molto alte, la più vecchia delle quali si chiamava Helga. Si dice che Þorkell, il fratello di Bárður, vivesse ad Arnarstapi insieme ai due figli Rauðfeldur e Sölvi. I figli di Þorkell e le figlie di Bárður erano soliti giocare assieme. Un giorno, quando la costa era ghiacciata, Rauðfeldur spinse Helga in alto mare sopra un iceberg. Anche se Helga in questo modo giunse fino in Groenlandia illesa, Bárður si infuriò molto. Gettò Rauðfeldur nel burrone Rauðfeldsgjá e lanciò Sölvi giù dalla roccia di Sölvahamar, un’alta scogliera sulla costa orientale di Arnarstapi. Dopo tali fatti Bárður scomparve sul ghiacciaio dello Snæfellsjökull: si dice che il suo tesoro sia sepolto sul monte Bárðarkista, un monte a forma di scrigno fatto di ialoclastite che si trova lungo la valle di Saxhólsdalur.

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Rauðfeldsgjá
Un’altra delle mie cascate preferite, anche questa incastrata nella roccia e quindi un altro motivo per amare questa penisola. Si cammina un po’ dal parcheggio e poi si raggiunge questa fenditura nella roccia, da dove, dall’altro sgorga questa cascata incredibile. Ho fatto delle foto, ma nessuna le rende giustizia, quindi niente, dovete andarci!

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Buðir
Un’altra delle tappe che attendevo con ansia, la chiesa nera di Buðir! Si trova nel villaggio abbandonato di Buðir, che ospita la chiesa più fotografata del paese. STUPENDA. Forse anche perché nera, lo ammetto.

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Abbiamo fatto sosta per la notte a Borgarnes.

GIORNO 10

Questa giornata bonus l’abbiamo impiegata per tornare indietro dopo Reykjavík verso est e rivedere alcune zone che avevamo visto con la pioggia il secondo giorno, fare una paio di tappe nuove e poi fare anche la camminata sul ghiacciaio.

Skaftafell – Vatnajökull National Park
Dopo aver guidato 5 ore con una sola breve sosta siamo arrivati di nuovo al Vatnajökull National Park per camminare sul ghiacciaio dello Skaftafell. Ci sono varie agenzie che ti portano sul ghiacciaio. Noi abbiamo scelto i migliori (a quanto pare), ovvero quelli di Local Guide. La camminata con i ramponi e tutta l’attrezzatura è stata fighissima, ma la cosa che mi ha gasata forse ancora di più è stato riempire la mia borraccia con l’acqua che sgorgava dalla fonte del ghiacciaio.

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Hof
Qui fermatevi davvero solo per questa chiesa in torba. Adorabile!

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Fjallsárlón
Un’altra laguna di ghiaccio tralasciata il secondo giorno, ma che merita una tappa. Lo sfondo del Vatnajökull poi crea una cornice naturale pazzesca.

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Jökulsárlón
Non potevo non tornare alla mia adorata Jökulsárlón e vederla con questo sole. Senza parole.

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La notte l’abbiamo trascorsa a Vík, un centro abitato abbastanza abitato 😀 (per gli standard islandesi!).

GIORNO 11

Kvernufoss
Altra cascata molto bella e soprattutto un po’ nascosta. Per raggiungerla abbiamo scavalcato delle transenne, ma ne è valsa la pena! Sembra una cascata nel velluto. Stupenda.

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Eyjafjallajökull
Avrei voluto vedere il famosissimo vulcano Eyjafjallajökull, che nel 2010 eruttò creando disagi in tutto il mondo, ma a quanto pare è all’interno di una catena e non ci si può avvicinare.

Gluggafoss
Ecco un’altra tra le mie cascate preferite! Guardate che stranezza, l’acqua si è fatta strada tra le rocce! E tra qualche anno, data l’erosione, cambierà ancora forma. Mai vista una roba simile, fighissima.

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Keldur
Non so se questa tappa sia davvero imperdibile, ma anche qui abbiamo scavalcato per entrare a vedere questa fattoria e queste antiche stalle di torba. Interessante.

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Oddi
Questo pare sia il luogo d’origine delle saghe mitologiche e dei poemi vichinghi.

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Eyrarbakki
Qui ci siamo fermati per mangiarci i nostri panini vista mare e per vedere una delle case più antiche del paese (costruita nel 1765). Eyrarbakki è un piccolo villaggio di pescatori.

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Kerið
Questa è stata l’unica attrazione a pagamento che abbiamo incontrato (togliendo i musei, ovviamente). Un prezzo irrisorio, ma comunque ve lo segnalo. Il cratere del vulcano è stupendo e la sua acqua di un colore intensissimo. Björk tenne qui, cantando su una zattera, un concerto qualche anno fa. Pazzesco.

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Reykjadalur
In questa zona geotermica troviamo il famoso fiume caldo. Il trekking di 3km per arrivarci è abbastanza noioso e a tratti faticoso, ma poi ci si può mettere a mollo nel fiume e ci si riprende alla grande. Il fiume era abbastanza affollato quando ci siamo stati noi. Non oso immaginare in alta stagione senza Covid di mezzo che delirio debba esserci. Comunque una sosta piacevolissima!

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La notte l’abbiamo trascorsa a Reykjavík che ci ha regalato un tramonto pazzesco (alle 23:30).

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GIORNO 12

Reykjavík
Oggi tutto il giorno in città per rivederla col sole e fare cose nuove, tipo il mercatino delle pulci (il Kolaportid) o mangiare finalmente in un ristorante!

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Merenda da Baejarins Beztu Pylsur con il loro famigerato hot dog. Molto buono, devo dire, ma come puoi sbagliare con un hot dog? Non puoi, infatti.

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A pranzo una bella zuppa di aragosta, spiedini di gamberi e spiedini di patate da Seabaron al porto. Tutto, ma proprio tutto incredibile.

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Merenda pomeridiana a Reykjavìk Röst con vista sul porto vecchio con cioccolata calda e kleina, un loro dolce tipico.

Cena da Svarta Kaffid con la tradizionale zuppa d’agnello nel pane. Spettacolo.

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GIORNO 13

La colazione stamattina l’abbiamo fatta da Brauð & co. con latte al cioccolato e vínarbrauð, un dolce tipico buonissimo, nonostante io odi la cannella (per fortuna ce n’era poca)!

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Penisola Reykjanes
L’ultimo giorno abbiamo visitato la penisola di Reykjanes, carina, ma niente di mai visto prima, ecco.

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Seltún
Anche qui zone geotermiche come quelle dei giorni corsi, ma decisamente più piccole.

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Blue Lagoon
Siamo andati a dare un’occhiata per vedere come fosse l’acqua, ma non siamo entrati. Il costo è spropositato e secondo me è una trappola per turisti. È come una spa di lusso. L’Islanda offre una miriade di pozze naturali, gratuite e 100% più autentiche di questa.

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Reykjanesviti
Altra scogliera con faraglioni. Non si dice mai no a una scogliera!

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Gunnuhver
Sembra che da qui nascano le nuvole! Incredibile! E invece è la solita vecchia attività geotermica.

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Brú Milli Heimsálfa
Questo ponte tiene unite la faglia europea e quella nord americana che si allontanano di un millimetro l’anno. Il ponte è appoggiato a due sponde rocciose della faglia e sotto, a poca distanza, si trova un letto di sabbia nera proveniente dalla lava formatosi nelle varie eruzioni durante i secoli passati. 

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Hvalsneskirkja
Una chiesa tra le più belle proprio perché uguale a tutte le altre in forma, ma diversa nei materiali. Mi è piaciuta moltissimo.

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Gardskagi
Un ultimo faro sull’ultima scogliera di questo viaggio.

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Le mie conclusioni
Sarò breve, perché ho già scritto abbastanza.
Ho preferito il sud al nord, perché lava e ghiaccio sono tra i miei elementi preferiti e il sud ne è pieno. La zona che ho amato di più è stata senza ombra di dubbio la penisola Snæfellsnes.
Tutti mi avevano detto: «Vedrai quando andrai ai fiordi occidentali! Vedrai!!». Ho visto, ma per me sono stata la parte meno bella e meno emozionante di tutti i 13 giorni. Tante, troppe ore in macchina (che a me stancano più di scalare una montagna) e paesaggi praticamente sempre uguali. 

Sono contenta di aver visto tutto il possibile. L’Islanda è un paese incredibile con una natura così potente da non sembrare vera. Fateci un salto.

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6 thoughts on “Islanda: itinerario di due settimane per girarla tutta in estate”

  1. Sai che a leggere l’articolo in piena notte (sono le 2:44 ora) riesco a pronunciare l’islandese meglio di un madrelingua?!?!!! 😂
    Ho letto con attenzione tutto questo lunghissimo articolo e, strano, ma avevo il vento nelle orecchie e il freddo nelle ossa.
    Grazie Sara Caulfild per aver riassunto un paese meraviglioso rimontandone i paesaggi in un puzzle di natura selvaggia e primordiale. È stato come essere lì con te (e con MC Giver!)
    Monica (@mo16anni)

    1. Sai che alle 3:33 ho appena corretto tutti gli errori di battitura? Grazie a te per aver letto tutto il post <3 e complimenti per la pronuncia!

    1. Grazie a te per leggerli! Io volo spesso con loro e mi sono trovata sempre benissimo! Mai ritardi o drammi, per fortuna!

  2. Ciao Sara! L’Islanda è il mio sogno da sempre… Adoro il freddo, il vento, il ghiaccio, tutto! E il tuo racconto mi ha convinta ancora di più, se possibile… Una domanda forse poco elegante, per un viaggio simile al tuo quanto devo iniziare a risparmiare? 🙄

    1. Ciao! Mmmh, sai che non ho mai fatto il calcolo di quanto ho speso? Beh, ti direi almeno mille euro, ma non so con esattezza. Poi dipende se vai da sola e se puoi dividere le spese. Quello fa tantissimo, soprattutto per la macchina!

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