Natale e capodanno in Giappone sara caulfield

Natale e capodanno in Giappone

Trascorrere il Natale e il capodanno in Giappone è sicuramente un’esperienza indimenticabile. Io ho passato svariati giorni a ridosso del Natale e un paio di capodanni a Tokyo e per me è stata una delle cose più belle mai fatte lì.

In Giappone, dove prendono tutte le festività come un motivo per festeggiare e sfogare la loro voglia di consumismo, il Natale è la più grande scusa in questo senso. Ovviamente i giapponesi, come molti di noi, me inclusa, non abbracciano il senso religioso del Natale, ma piuttosto quello dell'”illuminiamo tutte le strade con mille mila lucine, facciamoci i regali e addobbiamo l’albero!”.

Per quanto riguarda sia il Natale che il capodanno però le tradizioni sono estremamente diverse tra loro (nonché diversissime dalle nostre) e qui vi racconto quello che succede nel paese del sol levante a dicembre.

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A differenza di come lo percepiamo noi in Giappone il 25 dicembre non si passa in famiglia a mangiare l’impossibile per ore senza mai alzarsi dalla sedia circondati da una ventina di parenti, ma bensì si trascorre del tempo col proprio innamorato/a per una serata romantica. Il piatto tipico della cena di Natale per loro è…il pollo fritto! Sì, avete capito bene, il pollo fritto è quello che mangiano in Giappone il 25 sera. È così popolare che la catena di fast food americano KFC propone ogni anno il suo mitico menu di Natale a base di pollo fritto, champagne e per dessert la solita torta ricoperta di fragole e panna montata, che tanto piace ai nostri amici orientali. Poi a fine cena ci si scambia i regali, chiaramente, eh. Vi dico solo che questa cena al KFC è così in voga che si tende a prenotare anche due mesi prima o altrimenti si dovranno fare lunghe code d’attesa.

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In Giappone amano illuminare tutto, figuratevi a Natale. Un’esplosione di lucette. Le città sono appunto super mega illuminate e già da inizio novembre si potranno trovare luminarie in giro, che solitamente rimangono sù fino a gennaio inoltrato. Ogni anno ci sono nuove luminarie e nuovi allestimenti, quindi fare una lista dei posti più belli che io abbia visto non avrebbe senso. Girate per le strade e ne troverete a palate, ma non perdetevi i quartieri principali, ovviamente.

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Se il Natale è sicuramente una festa commerciale al 100%, capodanno invece è una delle feste più sentite, ha un forte impatto religioso e le tradizioni che ruotano intorno a questa festività sono splendide. A capodanno i giapponesi fanno lo hatsumode, che consiste nel recarsi al tempio buddista o al santuario shintoista pregando per un sereno anno nuovo, bruciare nel fuoco sacro gli amuleti (omamori) dell’anno vecchio e per acquistare gli amuleti portafortuna nuovi e tentare la sorte con gli omikuji.

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Al tempio, per la modica cifra di 100 yen,  si potrà scuotere un contenitore di legno e far uscire un bastoncino numerato che corrisponde a un foglietto (l’omikuji, appunto) su cui è scritto che tipo di fortuna avrete nel nuovo anno. Questo foglietto viene poi legato a un ramo o a dei fili stesi appositamente.

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L’omamori invece è un amuleto portafortuna che si acquista al tempio per attirare la buona sorte. Ne esistono di ogni tipo in base alla fortuna che si vuole veicolare su di sé, da quello da mettere in macchina per non avere incidenti stradali a quello per la  buona salute, a quello contro il malocchio a quello per la fortuna negli studi. Ce ne sono davvero di tutti i tipi e sono molto belli da vedere, ogni volta che vado in Giappone non resisto e ne prendo due o tre.

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A mezzanotte del 31 dicembre, i templi buddisti di tutto il Giappone suonano la campana 108 volte per simboleggiare i 108 peccati umani, nella credenza buddista, e per liberare quindi i giapponesi dai 108 desideri terreni che impediscono loro di raggiungere la felicità. Ogni rintocco di campana ci purifica da uno di essi per poter iniziare il nuovo anno “puliti”. Molti templi permettono di assistere alla cerimonia, alcuni anche di partecipare (gratuitamente, altri a pagamento o su prenotazione). Questo rituale si chiama joya no kane.

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La tradizione vuole che i bambini ricevano del denaro da genitori e parenti, usanza che prende il nome di otoshidama. L’ammontare della somma regalata dipende dall’età del bambino e i soldi vengono messi in una pochibukuro, ossia una bustina di carta colorata o con disegni carini.

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Tra le svariate usanze che riguardano l’ultimo dell’anno e il primo di quello nuovo, c’è quella del susuharai, ovvero le grandi pulizie, per iniziare l’anno nuovo in una casa senza la sporcizia di quello vecchio. A questo si ricollega il fatto di non volere debiti vecchi nel nuovo anno, per cui ci si organizza per saldare tutti i debiti entro dicembre.
Anche indossare qualcosa di nuovo è un’usanza diffusa, che auspica buona fortuna.

Ultima, ma non per importanza, c’è l’usanza dell’invio delle nengajo ad amici e parenti, ossia le cartoline di auguri per il nuovo anno, solitamente molto colorate e divertenti e tipicamente giapponesi.

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Passiamo ora al cibo, uno dei miei argomenti preferiti: cosa mangiano a capodanno in Giappone? Non di certo pollo fritto stavolta! Il cenone dell’ultimo dell’anno, che si passa sempre in famiglia, è iper mega tradizionale e si chiama osechiryōri e può essere così composto: konbu (alga bollita), kamaboko (pesce lavorato e cotto in modo da ottenere la forma di un panetto che può essere affettato e messo nelle zuppe o mangiato con salse), kurikinton (purea di patate dolci con castagne), kinpira gobo (radice di cardo cotto), kuromame (un dolce fatto con i fagioli di soia neri) e altro, il tutto annaffiato dal sake otoso.

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Un altro piatto tipico della tradizione a capodanno è il toshikoshi soba, che più o meno significa “la soba per finire il vecchio anno e iniziare il nuovo”. Questi soba sono considerati un simbolo di fortuna e longevità proprio a causa della lunghezza dello spaghetto. Inoltre, poiché la soba è facile da mandar giù, dovrebbe simbolicamene aiutare a mandar giù i disastri e le sfighe dell’anno vecchio.

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Oltre agli immancabili fuochi d’artificio (che i giapponesi amano tantissimo tutto l’anno), anche in Giappone è abitudine (soprattutto tra i giovani) festeggiare in strada, dopo la cena in famiglia e la visita al tempio, con miriadi di luci colorate aspettando il countdown per augurarsi buon anno e bere fino a tarda notte.
A Tokyo non perdetevi la Tokyo Tower tutta illuminata per l’occasione e il suo mega orologio col conto alla rovescia. Per i giapponesi più che il conto alla rovescia di mezzanotte è anche importante il momento in cui sorge il primo sole del nuovo anno, il primo raggio di luce, che si porta via l’anno vecchio e ne annuncia uno nuovo, si spera fortunato e gioioso.

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Dopo il capodanno in Giappone c’è un altro grande evento, ovvero il 2 gennaio, l’unico giorno dell’anno (oltre al 23 Dicembre) in cui l’Imperatore appare al pubblico al Palazzo Imperiale di Tokyo. Lui e la famiglia appaiono su una balconata dietro a uno schermo protettivo a orari prestabiliti, salutando la folla e dicendo qualche parola.

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Ok, adesso avete un paio d’ore per prenotare un volo per Tokyo, Natale è tra pochi giorni.

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