Un giro a Fort Kochi, nel meraviglioso Kerala

Il Kerala ha attirato viaggiatori ed esploratori da tutto il mondo per secoli e come poteva non attirare me? Questa è una delle regioni più interessanti dell’India del sud, piena di verde, ricca cultura e inaspettatamente pulitissima!

Il Kerala ha incontrato diverse culture negli anni, che sono passate di qui e hanno inevitabilmente lasciato il loro segno. Fort Kochi ne è la prova. Una penisola nella quale non sembra nemmeno di stare in India e sembra di tornare indietro nel tempo. Ogni angolo è diverso e rappresenta una diversa cultura “conquistatrice”. Troviamo influenze cinesi, ebraiche, olandesi, inglesi e portoghesi, perfettamente integrate tra loro.

Paradesi Synagogue e Jew Town
Il quartiere ebraico è la mia zona preferita di Fort Kochi per i suoi stretti viali pieni zeppi di botteghe di spezie, gioielli, antichità e stoffe e i loro proprietari che ti invitano, senza troppa insistenza, ad entrare.
La piccola sinagoga che si può visitare per cinque rupie (0,06 centesimi di euro) è splendida, coi suoi dettagli dorati, i lampadari, le piastrelle azzurre e i numerosi dipinti che spiegano la storia di come gli ebrei siano sbarcati a Kochi nel 600 d.c.


Mattancherry Palace o Dutch Palace
Situato proprio accanto alla Paradesi Synagogue troviamo il Mattancherry Palace, un palazzo donato dai portoghesi e successivamente restaurato dagli olandesi, per questo viene anche chiamato Dutch Palace. Anche a questo palazzo è toccata la stessa sorte di tutti gli altri palazzi europei antichi, ovvero diventare un museo. All’interno le stanze e gli arredi autentici in puro stile europeo si mescolano con i con meravigliosi dipinti della tradizione hindu, con cui sono decorate le mura e che narrano il famoso poema epico indiano Ramayana, creando qualcosa di assolutamente mai visto prima.


Basilica Cattedrale di Santa Cruz
Questa basilica (elevata poi a cattedrale da Papa Giovanni Paolo II) fu fatta costruire dai portoghesi ed è tutt’ora una delle chiese più spettacolari dell’India. Fu restaurata a fine ‘800 dopo essere stata distrutta dagli inglesi. L’interno della chiesa è tradizionale, con la sua pianta a croce, le statue e l’iconografia religiosa cattolica, ma i materiali sono decisamente diversi da quelli soliti: troviamo infatti legno grezzo, mattoni e piastrelle. Un aspetto insolito per una chiesa, che le conferisce quel tocco alternativo.

Saint Francis CSI Church
Dove CSI sta per Church of South India, l’unione delle chiese anglicane e protestanti dell’India del sud e non certo per il telefilm sul crimine. È la più antica chiesa europea in India, fu fatta costruire dai portoghesi nel 1503 e l’esploratore Vasco Da Gama fu seppellito qui al momento della sua morte, proprio a Kochi (i suoi resti furono poi trasferiti a Lisbona qualche anno dopo). Si può ancora vedere la sua lapide all’interno della chiesa stessa.

Chinese Fishing Nets
Arrivando a nord della penisola di Fort Kochi possiamo fare due passi lungo la passeggiata che affaccia sul mare d’Arabia, un mare certamente in cui non farei il bagno, visto l’elevato tasso di inquinamento. I giovani qui amano fare people watching e si radunano come si radunerebbe un qualsiasi gruppo di adolescenti a Riccione.
Più o meno.

Camminando più avanti arriviamo nel luogo in cui i pescatori pescano col loro tradizionale metodo delle reti da pesca cinesi, chiamate così perché usate per tutta la costa meridionale della Cina e in Indocina. In India invece, le troviamo solo qui. Questi aggeggi, retaggio della presenza cinese in Kerala nel 1400, devono essere operati da quattro persone e funzionano nel modo più tradizionale delle reti da pesca: vengono sommerse nell’acqua e tirate sù tramite delle funi quando piene di pesce.

Questa zona è molto indaffarata, i pescatori vanno e vengono sulle loro barchette e trasportano il pesce che verrà venduto nel mercato accanto.

I pescatori però sanno che i turisti visitano la zona e quindi lo vendono anche a loro. Espongono il pesce sulla loro bancarella e te lo cucinano seduta stante, nel loro ristorante proprio lì vicino.

Vale la pena fare quattro passi qui intorno, ci sono diverse bancarelle e c’è un via vai incredibile di gente.

Non dimenticate di esplorare anche le zone meno conosciute della penisola. Io sono andata alla ricerca di qualche tempio hindu, ma con scarsi risultati. Quelli che ho trovato erano piccoli e nient’affatto degni di nota, ma ho avuto l’occasione di passeggiare lungo strade caratteristiche e vedere come vive la gente qui.

Le vibrazioni che si percepiscono a Fort Kochi sono pazzesche! I locali sono gentili e chiacchierano con te volentieri, la quantità di cultura e storia che ho trovato qui mi ha sorpresa, io che ero in dubbio se visitare questa zona o meno. E direi che ho fatto bene!

 

4 thoughts on “Un giro a Fort Kochi, nel meraviglioso Kerala”

  1. Sara se non ricordo male è proprio lì che è ambientato “Il dio delle piccole cose”, quel libro di Arundhati Roy che ti avevo consigliato qualche mese fa!

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