Cosa succede in Corea del Nord – gli appunti del mio viaggio

Durante il mio viaggio in Corea del Nord ho tenuto una lista di tutte le cose che mi hanno colpita, che volevo ricordare, le cose su cui avevo dubbi e volevo chiarire, le cose strane, le cose che voglio smentire e quelle che voglio confermare. Ho segnato tutto nelle note dell’iPhone in modo confuso e veloce, perché non volevo dare troppo nell’occhio nel mio continuo scrivere; già mi avevano detto che ero la prima turista che faceva così tante foto e video.

Ho deciso quindi di mettere mano a tutte quelle parole che ho scritto di fretta in macchina, per strada, in albergo e raccontarvi un po’ di curiosità e anche un po’ i miei pensieri sulla mia bramata Corea del Nord.

Piccola premessa doverosa anche qui: andando in viaggio in Corea del Nord sono stata accusata da poche, per fortuna, persone di supportare il regime nordcoreano. *inserire risate registrate* Se dovessi viaggiare solo in posti di cui approvo il governo allora non dovrei andare da nessuna parte. Non dovrei andare negli Stati Uniti in primis, perché non concordo con la linea di governo di Trump. La stessa cosa varrebbe in Russia o in Cina, per esempio, dove sono stata e, se capiterà, continuerò ad andare. Ho viaggiato per il Myanmar per venti giorni e non per questo ho supportato i militari che uccidono i rifugiati rohingya. Io voglio viaggiare e vedere il mondo e non rimarrò certo a casa, perché magari i soldi che spendo potrebbero andare nella direzione sbagliata. Almeno questo è il mio pensiero.

Quindi no, non sono una sostenitrice del governo totalitario e dittatoriale di Kim Jong Un, sono solo una viaggiatrice curiosa.

Cosa fare a Pyongyang in Corea del nord Sara Caulfield

Premetto anche che tutto quello che scriverò qui di seguito è il frutto di quello che ho visto coi miei occhi e delle conversazioni che ho avuto con i nordcoreani. Nulla è inventato e nulla è romanzato.

Lo Corea del Nord è il paese più isolato, senza influenze esterne e più controllato del mondo ed è soprattutto per questo che mi affascinava tantissimo. Non sappiamo per quanto tempo rimarrà ancora così, forse per sempre, forse le cose cambieranno e il paese si aprirà, ma volevo assolutamente vedere con i miei occhi una nazione in quelle condizioni estreme adesso.

Ho preso parte a un tour guidato, perché questo è l’unico modo per poter entrare in Corea del Nord, come ho già spiegato qui. Era un tour privato però, io ero sola con le mie due guide e con l’autista della nostra macchina. Ero costantemente seguita e guardata a vista dalle mie guide, loro venivano con me anche nei bagni, a volte non credevo avessero davvero bisogno di fare pipì. L’unico momento in cui mi trovavo sola era soltanto in albergo, anche se anche lì alla fine ero sorvegliata dallo staff dell’hotel e dalle mille telecamere a circuito chiuso. Di base solo nella mia camera da letto ero davvero sola e non sono nemmeno così sicura non ci fossero telecamere nascoste o cimici.

Cosa sapere prima di andare in Corea del nord: come prepararsi per il viaggio, cosa fare e cosa NON fare sara caulfield

Come dicevo ero in un tour guidato in tutti i sensi, cioè ho visto solo quello che le mie guide volessero io vedessi. Una volta tornata mi hanno chiesto cosa ne pensassi della teoria secondo la quale tutte le persone che ho visto o con cui ho interagito fossero pilotate o stessero recitando di fronte al turista di turno. Personalmente non ci credo. Certo, non posso dire con certezza che niente e assolutamente niente fosse pilotato, ma onestamente non posso credere che le centinaia di persone che ho incontrato durante i miei sei giorni lì stessero facendo finta, perché è totalmente impensabile. Come ho detto mi hanno fatto vedere quello che voleva il governo, certamente, ma le persone normali stanno vivendo la loro vita come noi e non credo fossero lì a fare gli attori.

Cosa fare a Pyongyang in Corea del nord Sara Caulfield

Ho visto solo le cose belle infatti, non ho visto povertà estrema, non ci sono senzatetto (questo è un punto su cui insistevano molto le guide), né alcuna traccia di prigioni o dei campi di lavoro forzato. Ho sfidato la sorte chiedendo apertamente alle mie guide se ci fossero e mi hanno risposto con un secco “certo che non abbiamo i campi di lavoro forzato, perché dovremmo? Non servono!”. I satelliti li hanno visti però questi campi di lavoro e ci sono i racconti di chi ci è stato. Insomma, dai. Ho chiesto quindi “perché la gente scappa dalla Corea del Nord?” e mi è stato risposto che se qualcuno scappa è solo perché ha fatto qualcosa di male. Ah. Alla mia domanda molto impertinente “siete tutti d’accordo con la dittatura?” Mi Son, una delle mie due guide mi ha risposto “dittatura? Non conosco questa parola”.

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Non c’è criminalità alcuna in Corea del Nord, perché nessuno osa mettersi contro il governo. Devo dire che è uno dei paesi, se non il paese più sicuro al mondo, non mi sono mai sentita in pericolo. Tutti seguono le regole alla perfezione e hanno una dedizione verso lo stato e chi lo amministra incredibile. Alcuni dicono che siano costretti a mostrare un’eccessiva attaccatura al governo per non subire ripercussioni. Pare che durante i funerali dei leader passati Kim Il Sung e Kim Jong Il il popolo abbia dovuto struggersi tantissimo e piangere tutte le lacrime possibili per non venir incarcerati. Ho visto un video in cui la gente piangeva e urlava in un modo davvero eccessivo, totalmente innaturale. In Corea del Nord esiste la legge delle tre generazioni, ovvero una legge che punisce con la stessa sentenza il colpevole del reato e altre due generazioni a lui collegate, solitamente il figlio e il padre se ancora in vita. Va da sé che nessuno voglia mettersi contro lo stato.

I nordcoreani sono felici della loro vita e non capiscono perché gli stranieri pensino siano poveri o vivano male. Non ho mai sentito una sola lamentela uscire dalla bocca delle mie guide (vero anche che non lo farebbero mai). Il popolo è felice, perché lo stato gli fornisce tutto quello di cui hanno bisogno: gli dà il lavoro, la casa, gli paga le spese mediche e l’istruzione. Anni fa il governo gli forniva addirittura il cibo. Tutti i cittadini lavorano e lo fanno per lo stato. Nessuno può iniziare un suo business indipendente, ma tutte le attività presenti sul territorio nordcoreano appartengono allo stato, il quale percepisce una percentuale sugli introiti delle attività.

I giovani (sia ragazzi che ragazze) possono scegliere se andare all’università o unirsi all’esercito. Nel secondo caso potranno comunque fare l’università dopo. Entrare nell’esercito è un onore, perché in questo modo si serve lo stato nella forma più nobile. Sulla facciata di ogni scuola c’è una scritta enorme in coreano che recita: “Studiamo per la Corea!”. Mi ha lasciata totalmente allibita, perché ripenso a quando i miei genitori nei miei momenti di fuck-the-system mi dicevano “se studi lo fai per te stessa”. Niente di più vero.

Cosa fare a Pyongyang in Corea del nord Sara Caulfield

Il primo compleanno di ogni figlio è importantissimo, perché, oltre a grandi festeggiamenti, al bambino viene fatto scegliete tra un libro, una pistola o dei soldi. In base a quello che sceglie diventerà rispettivamente un intellettuale, si arruolerà nell’esercito e quindi un militare o diventerà un business man.

Non ho mai visto polizia in giro, assurdo. Nemmeno ambulanze o vigili del fuoco. Nemmeno ospedali. Gli unici ufficiali che ho notato erano quelli dell’esercito e la polizia stradale che regolava il pochissimo traffico. A questo proposito ci sono davvero una quantità minima di macchine e la maggior parte della gente va in bici, a piedi, col tram e con la metro. Le automobili sono riservate a pochi, funzionari del governo e militari per lo più. Mi è stato detto che non ci sono molte macchine, perché così facendo si evita il troppo traffico e lo smog , ma soprattutto per fare a meno che la gente abbia incidenti. A volte le loro dichiarazioni mi lasciavano basita.

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In Corea del Nord non c’è una religione ufficiale, la pratica religiosa è libera, ma comunque controllata e la maggior parte delle persone non crede. Esiste il Buddhismo, il Confucianesimo, ci sono tre o quattro chiese e nessuna moschea. A differenza di tutti i paesi asiatici dove la religione è un elemento fondamentale nella vita di tutti i giorni, qui no. Ci sono pochissimi templi, si contano sulle dita di una mano e quasi nessuno va al tempio a pregare.

La Corea del Nord è davvero il paese più isolato al mondo. Non hanno accesso a nulla al di fuori della Corea del Nord. Hanno la loro rete internet che non è collegata a quella del resto del pianeta terra. Le persone normali hanno solo i dati sullo smartphone (se hanno lo smartphone, perché non tutti ne posseggono uno) e non hanno wifi. Il wifi si trova solo il alcuni uffici pubblici e in quelli politici. Gli indirizzi email possono essere solo a scopo lavorativo. Non sanno cosa siano i social media e l’internet che hanno è relegato a una specie di Google tutto loro. Chiaramente dalle telefonate agli sms fino alla navigazione internet è tutto strettamente sorvegliato.

Il controllo è ben fondato anche sulla televisione. I canali TV sono solo cinque e vanno in onda dalle 8:00 alle 23:00, quando per magia si oscurano, perché, a detta loro, il popolo deve andare a letto per essere riposato e lavorare bene il giorno dopo. I programmi TV che vanno in onda riguardano i leader, fanno vedere le canzoni di propaganda cantate dall’esercito e suonate dalla banda militare oppure film locali, qualcosa di russo e cinese. Solo negli alberghi la TV include anche qualche canale straniero, come la BBC, Al Jazeera, dei canali cinesi e l’NHK, la TV giapponese.

Ma anche se si vuole viaggiare per il paese si viene controllati. Ogni volta che i nordcoreani devono lasciare la propria città per andare in un’altra in Corea del Nord devono avvertire lo stato che darà o meno l’ok. Ogni volta che rientravamo a Pyongyang dovevamo passare per un posto di blocco prima della città e mostrare il documento necessario per lo spostamento. Uscire dal territorio nordcoreano è assolutamente vietato. Alcune persone, per motivi lavorativi e previa approvazione del governo, sono autorizzate a viaggiare fuori dal paese. Gli verrà quindi riconosciuto un passaporto “for pubblic affairs” sul quale viene affisso un visto di uscita (incredibile) che ha la validità del solo viaggio che stanno facendo. Sul treno che ho preso per raggiungere Pechino da Pyongyang ho toccato con mano il passaporto nuovo di una signora nordcoreana che stava uscendo dal paese per la prima volta ed era quindi nuovissimo.

I quotidiani vanno maneggiati con grande cura e non possono essere gettati nei cestini, né piegati in corrispondenza dei volti dei leader, se in foto sulla copertina. Se ci si vuole disfare di un quotidiano si deve lasciar lì e una persona competente se ne prenderà cura. Una volta a settimana le news parlano di politica estera (dovutamente filtrata, suppongo).

Cosa sapere prima di andare in Corea del nord: come prepararsi per il viaggio, cosa fare e cosa NON fare sara caulfield

Con mio grandissimo stupore ci sono tre partiti in Corea del Nord: il Partito dei Lavoratori di Corea (il più forte), il Partito Social Democratico e il Partito Religioso (paradossale, se si pensa che la religione non è nemmeno riconosciuta). Pochi giorni prima del mio arrivo ci sono state delle elezioni nelle quali Kim Jong Un è stato rieletto. La cosa buffa è che fosse l’unico candidato 😀
I leader passati, nonché quello presente, non sono mai, mai, chiamati solo per nome, ma sempre così:  Eternal President of the DPRK Kim Il Sung il fondatore della nazione, suo figlio Kim Jong Il Eternal Chairman of the DPRK e suo figlio, l’attuale leader che viene chiamato Supreme Leader Kim Jong Un dagli ufficiali e dagli adulti e Marshall Kim Jong Un dai giovani. I primi due (defunti) sono designati come Eternal, perché sono immortali.

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Ho chiesto se sapessero dove vive Kim Jong Un e mi hanno risposto che non lo sanno. Nessuno lo sa, come nessuno sa che faccia abbiano i suoi figli. La moglie si fa vedere nelle uscite ufficiali e nei viaggi all’estero, ma la cosa inquietante è che, oltre a esserci stato un matrimonio di convenienza tra i due, la povera ha dovuto cambiare nome e il suo passato è stato completamente cancellato per non creare situazioni difficili o di imbarazzo per il leader. Kim Jong Un non vuole si festeggi il suo compleanno, mentre ogni anno si festeggia grandemente quello del padre Kim Jong Il (15 febbraio) e quello del nonno Kim Il Sung (15 aprile, che è anche il giorno del sole e la giornata più importante dell’anno). Cosa simile per i ritratti (e statue) dei due leader defunti che sono presenti ovunque in strada, in ogni ufficio, in ogni stanza, veramente dappertutto, tranne quelli di Kim Jong Un.
I leader erano, e sono, nel caso di quello attuale, sempre vestiti uguali in ogni foto, statua o apparizione: Kim Il Sung indossa un completo, Kim Jong Il una tuta militare e Kim Jong Un è vestito sempre di nero.

Non potevo non chiedere cosa pensassero degli Stati Uniti e di Trump. Hanno detto che non li amano, perché gli americani hanno sempre agito contro di loro. Idem Obama e tutti quelli prima di lui. Per loro non c’è differenza tra i vari presidenti. Non mi sono dilungata molto su questo delicato argomento, però mi hanno chiesto come la pensassi io di Trump e non ho potuto certo mentire.

Le mie guide mi hanno detto che la Corea del Nord non produce più armi nucleari. Non saprei come prenderla. Nel video del loro inno nazionale c’è chiaramente un missile, ma quando gliel’ho fatto notare mi hanno detto che è un satellite. Forse.

Non esistono cartelloni pubblicitari di alcun genere, ce ne è solo uno sulla strada per l’Arco della Riunificazione che pubblicizza un marca di automobili di produzione locale (in foto qui sotto). Il resto dei cartelli sono solo di propaganda e, a mio avviso, super affascinanti.

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Ogni nordcoreano è obbligato a indossare una spilletta, fornita dal governo, raffigurante i volti dei due leader passati. Queste spille vanno indossate da tutti sempre, tranne in casa e vanno tenute a sinistra “sul cuore”. Ci sono diverse varianti, ma la più comune, quella che usano quasi tutti è quella in foto qui sotto. Io volevo averne una come souvenir, ma mi è stato detto che è una cosa ultra vietata. Non si vendono da nessuna parte, perché è lo stato che le fornisce ai soli cittadini. Non avrebbero nemmeno potuto regalarmele.

Cosa sapere prima di andare in Corea del nord: come prepararsi per il viaggio, cosa fare e cosa NON fare sara caulfield

Mangiano i cani? Sì, mangiano i cani. Li mangiano sotto forma di stufato in una zuppa che si chiama dan gogi guk.

Il cibo non è male, ho mangiato tutti i giorni cose diverse: noodles, dumplings, carne bbq, pesce, uova, eccetera, ma la cosa che mi ha scioccata è che non esistono i dolci! Tranne i biscotti al cioccolato che si trovano al supermercato (dal sapore orrendamente chimico e sgradevole) e delle ciambelle allo zucchero che vendono in strada, per il resto niente dolci. A fine pasto mi offrivano spesso la frutta con la maionese sopra. Orrore.

Hanno qualche ristorante di cibo straniero, tipo italiano, sushi, cinese. Non saprei dire quanto siano attendibili, perché non ci ho mai mangiato, ma sicuramente gli chef non avranno fatto anni di scuola nelle cucine di Tokyo o Roma, ecco.

Non ci sono bancomat per prelevare. Se la gente deve prelevare dei soldi lo fa in banca. Non tutti hanno la carta di credito, ma solo una specie di carta ricaricabile. Non esiste l’e-shopping. I turisti devono portare una somma di soldi sufficiente per la durata del viaggio, perché non si possono cambiare i soldi, né prelevarli, né usare la carta. Sempre in questo articolo parlo della questione soldi e contanti.

Si dice che gli abitanti della Corea del Nord si possano tagliare i capelli solo in un determinato modo. Questi stili sono esposti su dei cartelloni nei parrucchieri. I tagli devono essere super conservatori, niente capelli lunghi o a punta per gli uomini, le donne non possono tenerli sciolti senza legarli in qualche modo con almeno una molletta per non sembrare disordinate.

Cosa succede in Corea del Nord - gli appunti del mio viaggio sara caulfield  Cosa succede in Corea del Nord - gli appunti del mio viaggio sara caulfield

I nordcoreani possono solo sposarsi tra di loro per conservare la stirpe. Non ci sono matrimoni misti, né sarebbero mai ammessi.

Da fuori i negozi e i ristoranti non sembrano tali, non hanno le vetrine come le nostre e spesso bisogna sapere dove sono. Siamo state in un supermercato famoso perché Kim Il Sung lo visitò anni fa e a quanto pare è tappa fissa per tutti i turisti. Era un semplice supermercato, ma ok. Anche qui, come in tanti altri supermercati del mondo, prima di entrare mi hanno fatto mettere lo zaino in una borsa che hanno chiuso con l’anti taccheggio. Qui è l’unico posto in cui è possibile cambiare la valuta estera in won nordcoreani semplicemente da una cassa per fare acquisti lì, perché non accettano altra valuta se non la loro. Stranamente è severamente vietato fare foto e video all’interno.

Per le strade vengono costantemente proiettati video dei leader e negli altoparlanti canzoni di propaganda e discorsi politici. Sempre. Tutte le mattine a ogni ora fino alle 9:00 circa risuonano delle canzoni che, se ascoltate appena svegli alle 6:00 con l’alba e con la città deserta di sfondo sono parecchio inquietanti. Sembra quasi una scena post apocalittica. Da brividi. Di notte ci sono pochissime luci accese, anche perché la corrente elettrica non è sempre una garanzia in Corea del Nord.

C’è sempre poca gente in strada. Sicuramente non è la nazione più popolosa al mondo, ma fa strano vedere così poche persone in giro. Non ci sono nemmeno molti animali domestici, non si vedono cani per strada, qualcuno c’è, ma sono pochissimi.

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Ho chiesto come si ponessero nei confronti degli omosessuali e mi hanno risposto che l’omosessualità non è riconosciuta. Chissà perché, ma me l’aspettavo.

Guardavano i miei tatuaggi con grande interesse, toccandoli e chiedendomi se si potessero cancellare. Oltre al fatto che nel paese non esistono nemmeno i mezzi per tatuarsi, nessuno di loro si sognerebbe mai di farne uno. Saresti ripudiato.

Come in molti altri paesi asiatici le effusioni in pubblico non solo sono malviste, ma qui direttamente vietate. Non ci si bacia, non ci si abbraccia, non ci si tiene la mano eccetera.

Gli abitanti della Corea del Nord sono molto ben educati e di buone maniere (e lo credo bene) e criticavano spesso i cinesi caciaroni che incontravamo in giro. Quando poggiavo il mio zaino (o altro) per terra mi dicevano sempre che non era educato e dovevo riporlo da qualche parte. Sono molto disciplinati e si vedono sempre tutti in fila ben ordinati.

Teoricamente i giovani parlano inglese, ma praticamente nessuno lo fa. Ho visitato una scuola media e non sono riuscita a farmi dire granché dai ragazzi. A scuola studiano diverse lingue tra cui cinese, russo, inglese e giapponese.

Le donne non possono fumare, perché dicono sia brutto vedere una donna con una sigaretta in mano. Gli uomini però possono farlo e lo fanno tranquillamente al chiuso, in albergo, nei ristoranti. Le sigarette sono comunque super economiche, tipo 80 centesimi di euro il pacchetto. Quasi tutto è molto economico, io ho speso davvero pochissimo nei miei sei giorni lì.

Le donne hanno delle associazioni e dei sindacati per svolgere delle attività in comunità. Immagino sia lo stesso per gli uomini. Gli abitanti sono incaricati di pulire il loro quartiere. Ognuno ha un compito e ognuno pulisce la zona intorno al loro condominio. Tutte le strade di Pyongyang sono limpide infatti. Spesso sono anche gli anziani che spazzano le strade e in ogni caso i vecchi continuano a lavorare a oltranza perché, cito, “altrimenti si annoierebbero”.

I palazzi residenziali sono tutti più o meno uguali fuori e molti colorati. Non mi sarei aspettata tanto colore. Alcuni sono più nuovi e altri meno. Lo stato decide che casa assegnarti e nessuno può scegliere né la zona, né la casa.

Cosa sapere prima di andare in Corea del nord: come prepararsi per il viaggio, cosa fare e cosa NON fare sara caulfield

Una cosa che mi ha incuriosito è che calpestare le aiuole è severamente vietato. Un paio di volte mi è capitato di attraversare passando sull’erba o addirittura su aiuole senza prato, ma sono stata richiamata per esserci passata sopra.

Quasi tutto sembra antico. Anche loro. Sembrano siano rimasti incastrati negli anni 60. L’arredamento è strano, un mix di vecchio e pacchiano. Colori a caso, spesso accesi, tovaglie di plastica trasparente dominano un sacco di tavole dei ristoranti, decorazioni senza senso, tipo palle da discoteca o alberi di Natale senza sapere cosa sia il Natale, specchi vari messi ovunque. Ho notato che spesso tengono le luci soffuse, ovunque. Immagino sia anche perché la corrente non è molto potente in Corea del Nord. Moltissimi quadri e dipinti raffiguravano dei paesaggi delle campagne o delle montagne, ma erano fatti in uno stile antico che sapeva di anni 80. Insomma, non ho visto granché di moderno.

L’hotel dove alloggiavo, il famoso Koryo hotel, era pieno di gente in uniforme, delegazioni dai paesi stranieri che indossavano i loro vestiti tradizionali che andavano e venivano. Bellissimo da vedere, ma mi chiedevo che avessero da fare lì.

La CocaCola esiste, sì. Più di una persona mi ha fatto questa domanda. Loro importano beni da Cina, Russia e Giappone. Esportano anche, ma non molti beni e onestamente non saprei cosa. La produzione autoctona è la maggioranza e loro ne sono fierissimi.

Una cosa che mi ha sorpresa un sacco è che non potevo sedere sul sedile anteriore accanto al guidatore in macchina. Non c’è una spiegazione vera, ma a quanto pare io, turista, non potevo.

Dalle insegne ai menu, in Corea del Nord è tutto scritto solo ed esclusivamente in lingua coreana. Tutto.

I colori della bandiera della Corea del Nord hanno un significato ben preciso: blu per il forte spirito della popolazione per ricostruire il paese forte e potente dopo l’occupazione, bianco per la purezza del paese come unico sangue, unica lingua, unica nazione e uniche usanze, rosso per il sangue versato dal popolo in guerra e la stella simboleggia la vittoria.

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Le campagne sono rimaste a mille anni fa, ho visto aratri trainati dai buoi come in Mesopotamia. Il paesaggio fuori Pyongyang è estremamente vuoto. Solo campagne e montagne per chilometri. Qua e là ci sono dei piccoli villaggi e tantissima terra coltivata, dopotutto l’agricoltura è una delle basi su cui si basa la nazione. Ho amato fare il viaggio verso Pechino da Pyongyang in treno, così ho potuto vedere le campagne per chilometri e chilometri. Devo dire che fuori dalle grandi città (che sono comunque poche) la povertà c’è eccome. Le mie guide alla domanda “ma questa gente sta bene? Non è povera?” hanno detto che non c’è povertà, semplicemente guadagnano in base al loro lavoro”.

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È successo che io chiedessi di fare delle deviazioni durante il percorso, di andare di nuovo in un posto o di mangiare qualcosa di particolare. Sono sempre stata accontentata, ma qualsiasi deviazione nel programma doveva essere prima approvata dalla compagnia delle guide.

A volte mi facevano delle domande un po’ strane, ma non capivo se fossero solo curiosi o stessero cercando di capire qualcosa. In ogni caso rispondevo tranquillamente se me la sentivo, altrimenti gli sparavo una supercazzola infinita. Avendo saputo che ho visitato anche la Corea del Sud mi hanno ricoperta di domande, erano davvero interessati a sapere dei loro “connazionali”. I sudcoreani non sono ammessi nel paesi e quindi io ero davvero l’unico modo per saperne di più.

Nei musei le didascalie sono solo in coreano e nessun museo si può visitare senza la guida ufficiale del museo stesso che spiega tutto per filo e per segno. Credo abbiano adottato questo sistema per evitare che potessero esserci fraintendimenti di eventi o avvenimenti e per esaltare ulteriormente la loro patria. Infatti ho notato che era sempre tutto un elogio ai leader e alla nazione, per non parlare del Museo della Guerra, dove la Corea del Nord viene mostrata come una povera vittima degli eventi e ne esce vittoriosa sconfiggendo gli avversari.

Questi erano i miei appunti di viaggio, ho cercato di riordinare le idee su quello che ho visto, fatto, domandato e ascoltato. Sicuramente dopo questo viaggio ho apprezzato ancora di più la mia libertà, che spesso magari do per scontata.

18 thoughts on “Cosa succede in Corea del Nord – gli appunti del mio viaggio”

  1. Non si capisce benissimo quale sia l’importo complessivo del viaggio. Potresti dirci quanto ti è costato in tutto eslcuso io volo ar per Pechino): visti + spostamenti + hoel + guida + cibo, etc?

    1. Non si capisce, perché non l’ho scritto. In ogni caso non posso darti una cifra esatta chiaramente, ma io ho speso circa €3500.

  2. Grazie dei tanti post su questo paese.
    Io solo dopo tanto tempo (era il 1986) ho capito l’importanza di aver visitato la Russia prima della caduta del muro.
    Ringrazio ancora oggi i miei genitori di avermi dato l’opportunità di vedere qualcosa di unico e irripetibile.
    Mitica Sara!
    Stefano

    1. Assolutamente, bisogna cogliere le occasioni e visitare i paesi prima che diventino battuti dai turisti 😀 grazie a te per leggerli!

  3. Racconto fantastico,l’ho letto tutto d’un fiato. Grazie a te ho scoperto qualcosa di questo paese di cui non sapevo davvero nulla

  4. Stupendo articolo! Alcune descrizioni mi hanno davvero messo i brividi, sembra impossibile che esista un posto così nel mondo. Grazie per averlo trasmesso così bene! Una curiosità: che supercazzole hai dovuto dire per tirarti fuori dalle loro domande?

    1. Grazie mille! Mah, dipende, non saprei dirti esattamente, ho solo sviato o preso le cose alla larga. Sono campionessa mondiale 😀

  5. Bellissimo articolo. Mi è venuta in mente questa citazione. «Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse».

    George Orwell, “1984”

  6. Un altro post molto interessante Sara! L’ho letto tutto con addosso un po’ di ansia, come se da un momento all’altro scoprissi che ti avevano fermata per qualcosa o che ci raccontassi di chissa’ quale intoppo..eppure sapevo che tutto era andato per il meglio ahah!
    Sara’ che quello che hai scritto e’ cosi’ lontano da cio’ a cui siamo abituati che a volte si fa fatica a credere che esistano paesi cosi’, ma trovo davvero straordinario che tu abbia fatto questo viaggio, e come hai detto tu mai dare per scontata la nostra liberta’!
    Hai tutta la mia stima 🙂

  7. Articolo bellissimo che aspettavo si dal tuo annuncio del viaggio
    Io a scuola non ho mai amato la storia e ammetto la mia ignoranza su ciò che succede in certe parti del mondo ma tu mi hai coinvolta entusiasmata e mi hai fatto aumentare ogni giorno sempre di più la voglia di sapere grazie Sara per ciò che fai

  8. Bellissimo articolo Sara! E complimenti per questo bel viaggio 🙂
    Una curiosità: loro che domande ti facevano? erano curiosi di sapere della nostra vita?

    1. Grazie mille 🙂 sì, erano curiosi di sapere di noi, di come viviamo, di cosa facciamo, un po’ del nostro quotidiano insomma. Però non sembravano tristi ecco, solo curiosi.

  9. ciao Sara e grazie per il racconto. Partiro’ per la DPRK insieme ad un’amica ad agosto, viaggio organizzato, ovviamente, ti chiedo, cortesemente: è possibile portare una macchina fotografica digitale?Avendo optato per il treno, sia in entrata che un uscita, alla frontiera , sia coreana che cinese, oltre al passaporto, controllano accuratamente anche i bagagli? Grazie in anticipo Antonella

    1. Ciao! Sì, puoi portarla. Come ho scritto nei posto puoi tranquillamente fare foto e portare macchine fotografiche. A me non hanno controllato nulla.

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